Storytelling interattivo

Storytelling interattivo

INTERATTIVITÀ E TRANSMEDIA #1

Siamo felici di annunciarvi che Officina SEO apre oggi la sua rubrica sul Branding, lo Storytelling e il Brand Storytelling offrendo così il nostro contributo all’analisi di questa nuova, antica, inneggiata e controversa modalità narrativa e di marketing.

Con un’uscita al mese ci poniamo l’obiettivo di redigere per voi articoli teorici e case studies per mostrarvi quanto è importante il Branding e lo Storytelling nell’epoca del Marketing 3.0 e offrirvi spunti di riflessione e possibili soluzioni per aumentare l’awareness, l’engagement e i profitti della vostra attività.

Ci abbiamo pensato molto e alla fine abbiamo deciso che il modo migliore per cominciare la nostra rubrica è fare omaggio all’appena nata collaborazione con Benjamin Hoguet, cofondatore di Racontr – For the Future of Storytelling e di Storycode Paris – Conférences, Workshop, Nouvelles écritures, nonché autore di “La narration réinventée, la guide de la création interactive et transmedia”, in uscita tra poche settimane.

Nonostante oggi non sia più di moda, abbiamo scelto di cominciare questa rubrica dall’inizio, traducendo un articolo in cui si spiega in modo semplice e basilare di cosa parliamo quando parliamo di Storytelling interattivo.

Che cos’è lo storytelling interattivo?

E perché ci teniamo tanto…

Lo storytelling interattivo è l’arte di raccontare storie che incorpora forme d’interazione tecnologiche, sociali o collaborative per proporre dei contenuti adatti alle trasformazioni di comportamento del pubblico in un nuovo ecosistema tecnologico.

Le nuove forme di narrazione sono etichettate con una molteplicità di termini: non-lineari, interattive, transmediali, deep-media e molti altri. Alcuni studiosi difendono con forza l’una o l’altra definizione, io da parte mia ho adottato, come altri, il termine che mi sembra più ampio: narrazioni interattive – o storytelling interattivo.

Ciò che tutti noi abbiamo in comune, che domandiamo alla nostra audience, è di cliccare/toccare/scrollare, di contribuire a un’esperienza partecipativa o di seguire una storia declinata su più media: è la ricerca di un’interazione, del potere trasformativo del dialogo attraverso l’opera creata. Qui “interazione” è usato nella sua accezione più ampia di “scambio d’informazioni tra due parti attraverso un medium”, poco importa la natura dell’informazione o il medium in questione.

Da dove viene la tentazione all’interattività?

Bisogna prima di tutto notare che integrare l’interazione nella narrazione non è un concetto nato con Internet. E’ profondamente radicato nel nostro DNA culturale – dal teatro antico fino alla nascita dei videogiochi.

La volontà di sviluppare storie interattive non è nemmeno stata una decisione collettiva presa da un’ipotetica “assemblea di storytellers”. Questa tentazione è stata guidata dai comportamenti di un nuovo pubblico in un mondo in accelerazione ed eccessivamente connesso.

Una descrizione molto elegante ed eloquente di questo cambiamento di comportamento è stato dato dall’attore Kevin Spacey durante il suo lungo intervento a Edimburgo nel 2013: “Le persone vogliono il controllo. Vogliono la libertà. Dategli quello che vogliono, quando lo vogliono nella forma in cui lo vogliono… e a un prezzo ragionevole.”

I creatori di contenuti cercano per natura e necessità di essere sentiti/visti/letti – che sia per milioni di persone o piccoli gruppi di fan. Dal momento che la loro audience potenziale ha brutalmente cambiato il modo di consumare contenuti, hanno dovuto necessariamente adattarvisi. E coloro che hanno provato a mantenere il proprio pubblico con un modello di diffusione obsoleto hanno visto la loro audience e la loro influenza diminuire gradualmente, ma inesorabilmente.

Eppure alcuni storyteller interattivi non hanno dichiarato guerra al lineare. Non si tratta di un conflitto, ma di una nuova proposizione di valore. Certo la crisi provocata da questa trasformazione di consumo è stata brutale, ma la maggior parte degli attori trova progressivamente il modo d’evolvere verso dei nuovi modelli.

Modelli che includono contenuti interattivi, ma non solo, perché è certo che le esperienze interattive non rappresenteranno mai la completezza della produzione culturale e giornalistica.

Tuttavia ci sono casi in cui l’interattività si sta dimostrando un’alternativa migliore per rappresentare la realtà e creare un dialogo con un pubblico sempre più sollecitato e sommerso da informazioni.

In un modo in accelerazione, non è adottare mimeticamente un ritmo d’informazione accelerato che intratterrà una migliore comprensione della nostra realtà e una maggiore empatia. E qui l’interattività può fare la differenza: mostrandoci gli intricati meccanismi del mondo, dando alla gente il potere di scegliere, producendo esperienze che sono più impegnative, ma anche più gratificanti ed efficaci di mille articoli sullo stesso soggetto.

 

L’interattività per rappresentare la complessità del reale.

Quindi, come decidere se una storia dev’essere interattiva o lineare? In assenza di un interesse economico, oggi è ancora il desiderio e l’istinto a scegliere l’interattività.

Alcuni creativi ritengono che sia il momento di provare qualcosa di diverso, di esplorare una nuova forma di espressione e di dialogo.

Grossolanamente, se avete solo una storia da raccontare e soprattutto se potete raccontarla in un solo modo, allora non avrete necessariamente bisogno dell’interattività per condurre correttamente la vostra storia.

E se non ci sono state delle “griglie di decisione” precise in cui viene specificata la scelta tra interattività e linearità, credo che la questione fondamentale per chiarire questo dilemma sia: “l’impatto della mia storia sarà più grande se ospiterà linterattività?”.

Per tutti i creativi un progetto deve avere un qualche grado d’influenza sul reale. Ma quando osserviamo il mondo ci rendiamo conto che a volte è difficile rappresentarlo in modo lineare. Ad esempio, per raccontare un lungo viaggio, la linearità rappresenterà il viaggio in forma di diario. Ma sarà difficile replicare la sensazione di serendipità [ndt – Serendipity: capacità o fortuna di fare per caso inattese e felici scoperte, spec. in campo scientifico, mentre si sta cercando altro] del viaggiatore se non offrendo al pubblico la possibilità di “prendere il controllo” del viaggio.

jeu d'influence

I grandi meccanismi del reale sono profondamente complessi e dipendono intrinsecamente dalle circostanze e dalle persone che li animano. E se la linearità si adatta perfettamente alla dimostrazione, a uno schema lineare di pensieri o a una descrizione cronologica del tempo, può invece rivelarsi limitata per mostrare e riprodurre la complessità delle dinamiche che intratteniamo e conduciamo nella realtà.

La scelta dell’interattività è stata fatta da molti creativi, come per esempio dal team di Jeu d’Influences http://jeu-d-influences.france5.fr/, un serious game in cui veniamo immersi nella mente di un amministratore delegato che si trova a dover gestire la crisi. Oppure dal team di Façade http://www.interactivestory.net/, che riproduce con complessità le interazioni umane all’interno di una coppia in difficoltà. O ancora dai creatori di Unspeak http://unspeak.submarinechannel.com/ che ci fa esplorare il potere manipolatorio del linguaggio. Tutti temi già trattati in modo lineare, ma in cui le forme interattive permettono agli utilizzatori di provare più empatia per il soggetto e i suoi protagonisti.

L’nterattività trasforma lo storytelling

L’impatto dell’interattività sulla narrazione è tanto proteiforme quanto l’interattività stessa. Esso si rivela sia nella forma che nella sostanza dell’opera e riverbera anche sui suoi creatori, che devono cambiare il loro modo di pensare, di scrivere e di collaborare.

Nuovi formati da esplorare

Ben presto redigerò un altro articolo per offrire una panoramica sulle nuove tipologie di formati narrativi. In attesa di uno sviluppo maggiore della materia, si può già prendere visione di questa selezione https://it.pinterest.com/benhoguet/interactive-transmedia-works/ (piuttosto severa) di progetti transmediali interattivi.

Ciò che possiamo subito notare però è che nessun media e nessuna forma d’arte viene risparmiata.

La narrazione interattiva fa la sua strada nel corso dei molti esperimenti nel mondo del broadcasting, dell’editoria, della museografia, del giornalismo e, naturalmente e sempre, del videogioco.

Tra queste nuove modalità di creazione, alcune rimangono allo stato di sperimentazioni – che sia per ragioni economiche o d’uso, altre tendono a diventare dei generi a tutti gli effetti, come il webdocumentario o i Newsgames.

A proposito di transmedia …

La narrazione transmediale è comunemente definita come il processo di diffusione di contenuti, consapevolmente orchestrati su diversi media, che compongono un universo narrativo coerente.

Ma non curiamoci della definizione e concentriamoci piuttosto sulle possibilità che offre: quando il concept creativo è abbastanza forte per essere declinato su più piattaforme, si possono costruire contenuti che interagiscono con pubblici diversi in modi diversi. Il pubblico può essere poi riunito in comunità attorno a un progetto globale e interattivo.

Gli storyteller devono adattarsi alle nuove condizioni della creazione.

Le nuove forme di scrittura ridefiniscono costantemente lo statuto dell’autore, esigendo da lui un nuovo savoir-faire e delle nuove competenze.

Tra queste competenze, vi è quella che Chris Crawford chiama “pensare in seconda persona”, ovvero la capacità di un autore di anticipare le motivazioni e le reazioni del pubblico quando si trova di fronte a una scelta.

scrittura multi dimensionaleQuesta capacità di “scrittura empatica” dev’essere coltivata e praticata in modo che gli autori interattivi possano gradualmente riconfigurare il proprio cervello in modo da entrare in uno “spazio di scrittura multidimensionale”:

Ogni creativo avrà bisogno di un tempo più o meno lungo per adattarsi, ma che soddisfazione realizzare una sceneggiatura non-lineare bella e intricata!

Un cambiamento altrettanto fondamentale riguarda la capacità dei creativi di collaborare e la volontà di prendere in considerazione i tecnologi creativi come parte del team degli autori.

L’obiettivo non è quello di scrivere una sceneggiatura a otto mani, ma di riconoscere che l’apporto creativo di un grafico, di uno sviluppatore o un game designer nelle prime fasi del progetto aumenta sensibilmente le possibilità di creare qualcosa di innovativo sia nella forma che nel contenuto.

Questo spirito di collaborazione mette quindi tutti su un piano di parità e rifiuta la santificazione dell’autore. Presuppone una certa umiltà, valorizzando il concetto di reciproca fiducia in un team creativo allargato in cui bisogna avere un’attenzione particolare alle dinamiche di gruppo.

Questo si traduce in una maggiore condivisione delle responsabilità per e tra tutti e, quindi, in una parziale perdita di controllo sul processo creativo.

Questa perdita di controllo è inerente alla natura dei progetti interattivi, quindi non è da deplorare: deve essere considerata come un’opportunità per ripensare al modo di produrre i contenuti digitali.

Ma l’interattività non cambia tutto…

Leggendo queste parole, sarebbe facile pensare che tutto sta cambiando. Eppure le principali norme che disciplinano il racconto, l’arte di raccontare storie, non hanno mai cessato di essere rilevanti.

L’interattività non rimette in discussione i principi della Poetica: offre loro un nuovo modo di esprimersi.

Nella sua opera, Aristotele ha redatto un elenco – in ordine d’importanza decrescente – dei vari elementi di una storia: struttura, personaggi, pensiero, dizione, canto e spettacolo. Tutte queste componenti, senza eccezione, sono ancora di estrema importanza per capire che cosa rende una storia una buona storia.

Uno di questi elementi è il personaggio, il personaggio… che fa delle scelte. Senza scelte, la storia non avanza e la narrazione diventa insignificante. A che serve un narratore onnisciente se non è in grado di descrivere la meccanica del nostro dramma attuale? Perché perdere tempo con un punto di vista soggettivo se questo non favorisse l’empatia con un personaggio e non ci permettesse di comprendere i suoi ragionamenti e le sue motivazioni?

Detto questo, non ci vorrà molto perché gli storyteller cercheranno di rappresentare la meccanica delle scelte e la ricchezza che esse propongono. Non manca certo la possibilità tecnologica. Una capacità ormai alla portata di (quasi) tutti. Viviamo in un tempo incredibilmente emozionante in cui ci vengono offerte libertà un tempo impossibili. Sta a noi dunque non sprecarle ed è nostra responsabilità mettere in discussione costantemente la dimensione emergente dello storytelling interattivo.

All Right Reserved

Autore Benjamin Hoguet

Tradotto da elenabona

Gli articoli di Benjamin sono tratti da http://www.benhoguet.com/ in cui potrete trovare articoli e risorse dedicati all’interattività e al transmedia.

Vuoi sapere come lo Storytelling può aiutare il tuo Brand? Contattaci ora!

 

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